mercoledì, 12 Agosto, 2020
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Dall’Università Bicocca nasce l’idea del Vetro Intelligente

Ci hanno provato in tanti, ci sta riuscendo una start up nata all’università Bicocca di Milano. L’hanno chiamata la finestra intelligente: meno di cinque anni fa era solo una idea di due docenti del Dipartimento di Scienza dei materiali e solo due anni fa è nato lo spin off accademico, la società Glass to Power, che dall’anno prossimo inizierà la commercializzazione sul mercato. Con un primato ulteriore che si è aggiunto solo pochi giorni fa: per i brevetti delle “finestre intelligenti” è stata pagata la cifra di un milione di euro, la più alta mai registrata in Italia per acquisire i diritti di un prodotto di tecnologico emerso da una università pubblica.

Ma di cosa si tratta esattamente? La tecnologia che rende le finestre una piccola “centrale” si chiama Lsc-Luminiscent Solar Concentrator: si basa su nanocristalli che vengono inseriti nella laste di plexiglass e che convertono la luce del sole in raggi ultrarossi, i quali a loro volta percorrano la lastra fino a raggiungerne i bordi. Qui sono ospitati le celle fotovoltaiche, applicate in piccole strisce, che consentono la conversione dei fotoni infrarossi in energia. E’ evidente che si tratta di una tecnologia ideale per le grandi dimensioni, i grandi palazzi di vetro-cemento per uso terziario o edifici per abitazioni che si elevano su più piani: possono servire sia per alimentare direttamente gli impianti elettrici, ma anche per immagazzinare energia
A rilevare i brevetti, ovviamente, è la stessa Glass to Power, di cui fanno parte di due docenti che hanno avuto l’idea originaria, Sergio Brovelli e Francesco Mainardi: a marzo è diventata società per azioni e a maggio sulla piattaforma CrowdFundMe ha dato il via alla ricerca dei fondi per l’aumento di capitale da 2 milioni e 250 mila euro. Ce ne era stata una precedente, nel corso del 2017, con lo sottoscrittore principale tra i 54 che avevano aderito, rappresentato dalla Federico De Nora spa, società leader nelle tecnologie elettrochimiche per la crescita sostenibile, proprietaria del 25 per cento delle quote.

Già entro la fine dell’anno, sarà pronto il prototipo definitivo e, come detto, a inizio 2019 l’avvio della produzione. L’interesse, a quanto è stato possibile verificare, è già alto e non riguarderebbe soltanto il settore dell’edilizia e dell’efficienza energetica, che rimane comunque il principale. Ci sono applicazioni possibili anche in altri campi, come l’automotive: inseriti nei vetri di una macchina possono produrre l’elettricità sufficiente per alimentare tutti i meccanismi che non sono legati al motore e migliorare l’efficienza e risparmiare sui consumi. L’obiettivo finale sarà poi quello di un ulteriore salto dimensionale, con una quotazione in Borsa nei prossimi 2-3 anni

“L’Università, in questo caso, ha dimostrato in modo concreto che innovazione significa creare valore: gli atenei creano le premesse, accompagnano la nascita degli spin off e poi si fanno da parte perché i progetti devono poi trovare la loro strada come impresa”, commenta con evidente soddisfazione il prorettore della Bicocca, Danilo Porro. Il quale, non a casa, ha avuto una delega specifica alla Valorizzazione della ricerca. Non sono molti i rettori che hanno creato questa apposita “casella”, ma evidentemente funziona.

Fonte Articolo: www.repubblica.it

1 COMMENT

  1. Ma quanta energia producono? Sicuramente molta meno di un impianto fotovoltaico… a fronte probabilmente di un costo maggiore… Per le nostre case credo non sia praticabile…

    Però è una gran cosa che il brevetto sia italiano.

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